Dal corno grezzo all'oggetto finito: il processo Zanchi 1952
Prima di diventare un oggetto su una tavola, su una scrivania o nella vetrina di un collezionista, un pezzo Zanchi 1952 attraversa una trasformazione che raramente abbiamo raccontato all'esterno: otto fasi, tutte lavorate a mano, tramandate di artigiano in artigiano dal 1952. Ecco come nasce — dal corno grezzo, ancora curvo, ancora coperto dalla crosta dell'animale, fino all'oggetto che si tiene in mano.
Dove tutto comincia: Africa e India
Il corno grezzo che lavoriamo arriva direttamente da Africa e India — bufalo e bue, sempre sottoprodotto della filiera alimentare: nessun animale viene procurato per il suo corno. Viaggia via nave, in container: il corno non lavorato, di origine animale, non può volare, e ogni spedizione deve superare i controlli previsti prima di arrivare al nostro laboratorio di Bozzolo. All'arrivo, del prodotto finito non c'è ancora traccia.
La selezione: un occhio allenato da generazioni
In laboratorio, operai specializzati selezionano ogni corno a mano, in base a dimensione, spessore e a quello che in azienda chiamiamo il "colore madre": biondo venato e nero per il corno africano, una gamma più ampia di tonalità per quello indiano. Ma è una selezione, per forza di cose, ancora approssimativa: il corno grezzo arriva coperto da una crosta che ne nasconde il vero colore, ed è composto da più strati sovrapposti, che la lavorazione rimuove uno alla volta. Il colore reale di un pezzo — quello che finirà sulla vostra tavola — si scopre soltanto all'ultima lucidatura. Succede ancora, dopo settant'anni, che un pezzo ci sorprenda.
Il taglio
Prima di qualunque lavorazione a caldo, il corno viene tagliato: sezionato in base alla commessa e al tipo di articolo da realizzare, con la punta separata dal corpo e il corpo a sua volta diviso in più parti secondo lo spessore. È il momento in cui un corno smette di essere una forma sola e comincia a diventarne molte — nasce qui, con il primo taglio, un servizio di posate, un tagliacarte, un set di portatovaglioli.
Il calore: un segreto di famiglia
Segue la fase che custodiamo più gelosamente: una lavorazione a caldo, messa a punto e affinata in famiglia nel corso delle generazioni, che non riveliamo all'esterno del laboratorio. Quello che possiamo raccontare è il risultato: una volta sezionato longitudinalmente a metà, il corno viene appiattito in lastre ampie e uniformi. Un materiale che nasce curvo, cavo e irregolare diventa così qualcosa di lavorabile — una lastra piatta, pronta per essere tagliata nelle forme delle nostre collezioni.
La sagomatura
Dalla lastra appiattita comincia la formatura vera e propria, diversa per ogni prodotto: il corno viene calibrato allo spessore richiesto con macchine spianatrici, tagliato a fresa o a laser, sgrossato nella sua forma quasi definitiva. È qui che una lastra piatta comincia ad assomigliare, senza più dubbi, a un manico, a un vassoio, al profilo di una posata.
La lucidatura
I pezzi sgrossati sono ancora lontani dall'essere finiti. A seconda delle dimensioni e delle caratteristiche dell'oggetto, la lucidatura avviene per burattatura — lasciando che i pezzi si smussino tra loro nel tempo — oppure interamente a mano, prima con ruote a grana grossa poi a grana fine, fino alla profondità e alla lucentezza per cui il corno naturale è conosciuto. È anche il momento in cui il colore nascosto fin dalla selezione appare, finalmente, per intero.
Quando il corno incontra il metallo
Alcuni oggetti — le posate, in particolare — non sono corno soltanto. Dove il prodotto lo richiede, i nostri artigiani assemblano a mano le componenti in corno con altri materiali, tipicamente l'acciaio inossidabile, perché l'oggetto finito sia solido quanto è bello.
Il controllo finale
Prima di lasciare il laboratorio, ogni pezzo viene ispezionato a mano, alla ricerca di crepe o imperfezioni emerse durante la lavorazione: il corno è un materiale naturale, e due pezzi non si comportano mai allo stesso modo sotto gli stessi strumenti. Solo dopo aver superato questo controllo un pezzo passa all'imballaggio, pronto per essere spedito in tutto il mondo.
Nulla si spreca
Il corno è un materiale che si presta naturalmente al riutilizzo. Importando corno intero, grezzo, e sezionandolo noi stessi secondo le nostre esigenze, gli scarti di una lavorazione diventano spesso la materia prima di un'altra: quello che resta viene macinato e reintrodotto in altre produzioni del laboratorio, invece di essere gettato. È una delle conseguenze del controllare l'intera filiera in prima persona, dalla materia prima in poi: lungo il percorso, si perde davvero poco.
Otto fasi, un solo materiale, quattro generazioni della stessa famiglia: questo separa un corno grezzo arrivato da Africa o India da un oggetto finito Zanchi 1952. Per scoprire da dove viene il materiale e come lo selezioniamo in modo responsabile, la pagina Materiali e Provenienza. Per la storia di famiglia dietro questo processo, Chi Siamo. Se siete designer, rivenditori o un brand interessato a una collaborazione, il Trade Program è il punto di partenza.

